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Letizia Battaglia classe 1935, reporter.  Eclettica, ribelle, problematica.  

In mostra al MAXXI di Roma fino al 29-01-2017

 

Questa mostra ci lascia qualcosa: l’odore di quegli anni, l’orrore di quelle morti, uomini maledetti ed eroi. Sono la nostra storia e sono la storia di Letizia Battaglia.

Un’eccellente reportagista in tempi complicati. Per le donne. Per la storia. Testimonia la Sicilia dagli anni 70: mafie cosche, morti tragiche, miserie. E’ coinvolta e coinvolgente. Non ostenta. Non si compiace del dramma.

Possiede la temerarietà di chi si lancia nella mischia senza calcolare le conseguenze. Conosce la paura, la controlla. Prevale in lei la passione per il racconto e una sorta di folle saggezza.

Ha fatto della narrazione dei terribili fatti di cronaca di quegli anni la sua seduta di psicoanalisi, ha affermato la sua specialità, il suo scopo di vita.

Letizia Battaglia ha l’istinto per l’inquadratura. Organizza l’immagine in un modo semplice, ma forte. Il centro dell’attenzione è chiaro: le persone, innanzitutto e poi il loro ambiente, l’ambiente che hanno fuori e quello che hanno dentro. Sono foto che spaccano, perché prima hanno spaccato lei.

Niente vignettature, lievi sottoesposizioni ma sempre tutto leggibile. Prospettive che sottolineano, grandangoli a volte. Pochi zoom, focali medie. Grigi pieni.

Esci da questa mostra, finalmente, sensibilizzato alla giusta maniera. Non vogliamo che questa storia si ripeta. Non vogliamo che questa vergogna torni a macchiare la storia italiana. Lo dobbiamo ai morti, e a noi stessi.

a cura di Patrizia Genovesi