News

Istanti di Classica

Digital Art - Photo by Patrizia Genovesi

Digital Art, Patrizia Genovesi photo ©

ISTANTI DI CLASSICA

Mostra fotografica di


Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli

Direzione Artistica Patrizia Genovesi

FINISSAGE VENERDI’ 31 MAGGIO 2024 ORE 18

 

Photo by Alberto Placidoli - Maestro Marco Attura

M° Marco Attura , Photo courtesly offered by Alberto Placidoli

 

 

INFORMAZIONI

Fino al 31 maggio 2024
Orari: dal ma>ve 18.00 – 19.30  e su prenotazione tutti i giorni 9>19  stampa.controcanto@gmail.com – lunedì chiuso

Ufficio stampa

Roberta Melasecca_Interno 14 next – Melasecca PressOffice
roberta.melasecca@gmail.cominfo@melaseccapressoffice.it tel. 3494945612
cartella stampa su www.melaseccapressoffice.it

ISTANTI DI CLASSICA


Mostra fotografica di


Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli

Direzione Artistica Patrizia Genovesi

Inaugurazione

12 maggio 2024 ore 18.00

Open Studio Gallery Patrizia Genovesi
Via di Villa Belardi 18 – Roma

Photo by Massimo Bottarelli - AI Watanabe

Pianista Ai Watanabe , Photo courtesly offered by Massimo Bottarelli

 

SPECIALE FINISSAGE

Luigi Ghirri raccontato da Patrizia Genovesi

Roma, 15 aprile 19 Officine Fotografiche. Patrizia Genovesi racconta Luigi Ghirri.Luigi  Ghirri vedeva la fotografia come uno strumento per attivare un modo diverso di vedere, una chiave per riscoprire e reinterpretare il mondo attorno a noi. Non si limitava a documentare la realtà ma la reinventava attraverso la lente della sua percezione personale, cercando di rappresentare le sue sensazioni interne e di mettere in discussione la natura dell’immagine stessa. La sua ricerca artistica spaziava dal considerare la fotografia come una forma di conoscenza a un linguaggio per porre domande sul mondo, spingendo sempre verso una riflessione e non verso soluzioni definitive. Ghirri era affascinato dai luoghi e dall’ambiente, vedendo nel paesaggio una possibilità infinita di nuove prospettive e di scoperta. Nel suo approccio, il processo di scattare fotografie era quasi inverso: partendo dall’immagine e riflettendo sui parametri tecnici dopo aver riconosciuto le foto che risuonavano con la sua sensibilità. Ghirri esortava a una “lettura lenta” della fotografia, privilegiando la contemplazione e l’approfondimento di fronte alla rapidità di consumo visivo del nostro tempo.

La novità estetica di Luigi Ghirri risiedeva nel suo approccio unico alla fotografia, che rifletteva sia la sua formazione professionale di geometra sia il suo interesse per l’arte concettuale. Ghirri usava la fotografia non solo per documentare il mondo ma per esplorarlo e riscoprirlo, cercando di trasformare la realtà in qualcosa di simile a un’apparizione, un riflesso di qualcosa di non del tutto noto. Le sue immagini, pur essendo ancorate nella realtà, mostravano un modo di vedere che si potrebbe considerare quasi come una forma di mappatura concettuale, dove il confine tra reale e irreale era un territorio esplorativo. Ghirri si concentrava sulla fotografia come processo creativo, piuttosto che come semplice mezzo di registrazione della realtà. Questo significava sfruttare l’atto fotografico come modalità per indagare e comunicare, sperimentando con il medium per esplorare idee intorno alla percezione e alla rappresentazione. La sua opera agisce come una sintesi di azione e pensiero, radicata nella storia ma originata nel presente, e pone l’attenzione sul mondo in modi che possono essere interpretati sia come documentazione che come visione personale.

Ghirri vedeva le sue fotografie come costruzioni, come oggetti creati, piuttosto che come semplici immagini; le sue erano “carte” e “mappe” che diventavano fotografie. Il suo lavoro di geometra ha influenzato profondamente la sua arte, portandolo a vedere e a creare con precisione cartografica. Questo si rifletteva in immagini che, sebbene apparentemente semplici, richiedevano un’attenta riflessione per essere veramente comprese e apprezzate. Ghirri stesso esprimeva il desiderio di dare alle persone un numero infinito di identità, dall’essere fotografo a soggetto, da oggetto di sguardo a osservatore.

Changing MIA FAIR Milano 2024 Patrizia Genovesi

11.14 APRILE 2024

Fotografia: digitale
Carta: Fuji Crystal Archive DPII
Cornice: Alluminio – nero/grigio – Finitura da esposizione.
Vetro: acrilico opaco
Dimensione: stampa foto 150×100
Edizione: limitata 50 copie
Certificato di autenticità
Prezzo singola immagine: € 3000+IVA – Prezzo per MIA 2024

Changing

di Patrizia Genovesi 

Guardando il mare calmo, tutto appare innocuo, se non fosse per quella sottile frangia bianca al suo bordo, non si percepirebbe quel leggero brivido, un preludio a un movimento che può sorgere all’improvviso e trasformare completamente la scena. Il mare funge da velo su un universo sconfinato, una coperta che cela un mondo brulicante di vita, di equilibri e squilibri, di entità viventi e non, intriso di relazioni, incontri e conflitti. Dalla riva, ciò che si vede è solo questa lieve copertura che invita quasi a camminarvi sopra, ignorando l’universo nascosto al di sotto. Il mare rappresenta la quiete, talvolta precaria, come il silenzio prima della tempesta, altre volte una pace duratura, una sottile divisione tra cielo e terra. Questa tranquillità può mutare in un attimo, rivelando l’instabilità che giaceva celata, rendendo il mare irriconoscibile e mettendo a nudo il delicato equilibrio sottostante.

Il mare simboleggia il cambiamento, l’essere contemporaneamente tutto e niente, con la capacità di trasformarsi rapidamente da uno stato all’altro. È stato il teatro di grandi mutazioni geologiche e biologiche, dove dalla sua acqua è scaturita la vita.

Questo processo di cambiamento continua inesorabilmente, indipendentemente dalla nostra consapevolezza, poiché l’immobilità non esiste; esiste solo il movimento e il cambiamento. Il cambiamento è essenziale, senza di esso, nulla avrebbe senso: tutto è in perpetuo divenire.

 

 

Acquisti e spedizioni. Scrivi a stampa.controcanto@gmail.com

Letizia Battaglia raccontata da Patrizia Genovesi

Roma, 8 aprile 18.30 Officine Fotografiche. Patrizia Genovesi parla di Letizia Battaglia.

Letizia Battaglia, nata a Palermo nel 1935, si è affermata inizialmente come una delle figure italiane più rappresentative della fotografia di reportage, ma la sua notorietà ha ormai superato i confini del giornalismo per entrare a pieno diritto in quelli dell’arte fotografica. Il suo rapporto con la fotografia inizia a Milano insieme al suo lavoro di giornalista di cronaca: i giornali per i quali lavora chiedono fotografie a corredo degli articoli.

Negli anni 70 ritorna nella sua Palermo e documenta i tragici fatti di mafia che insanguinano la città. È un lavoro duro e difficile, in cui deve anche contrastare la difficoltà di essere donna in un ambiente dominato dagli uomini. La necessità professionale di raccontare i fatti con efficacia, presupposto necessario per la pubblicazione degli articoli, si sposa con la passione politica e alimenta l’esigenza di raccontare e denunciare i terribili fatti di cui è testimone.

Letizia Battaglia è una combattente, una militante. La passione per la politica e l’ideale della lotta per un mondo migliore la guidano lungo un cammino ispirato dall’affezione per il suo territorio, dall’identificazione con i sofferenti, dal rispetto per l’uomo anche quando si cela dietro un delinquente.

Questi elementi rivelano la sua visione della realtà: una visione complessa, articolata e sofferta. Fotografa eclettica con un cuore di bambina, poetica e militante, coraggiosa e fragile, Letizia Battaglia trasmette ancora oggi attraverso le sue immagini un contenuto universale, mentre racconta fatti drammatici che appartengono ad uno dei periodi più bui della storia italiana.

Letizia Battaglia non dispone di una tecnica sofisticata, non viene da una scuola professionale e non ha una conoscenza approfondita della macchina fotografica. Tuttavia ha una grande consuetudine con le arti figurative, che ha sempre coltivato fino a farne una costante del suo universo culturale, e sa esattamente come costruire un’immagine. Un rapporto empatico con la realtà la porta a cogliere il centro di un fatto e il desiderio di comunicare ad altri la sua esperienza la spinge a rappresentarlo.

Troviamo dunque in lei le caratteristiche della grande fotografia: la capacità di rappresentare un fatto nei suoi tratti fondamentali indagando visivamente le radici dell’emozione. Letizia Battaglia mantiene controllo e lucidità in situazioni emotivamente difficili. La sua narrazione è efficace, asciutta e densa; è il suo forte intuito per l’essenza della narrazione a guidarci verso il centro della scena, attraverso il suo personale punto di vista.

Le linee prospettiche ci indicano rapidamente dove si svolge l’azione, l’alternanza delle zone di luce e di ombra crea la profondità dell’inquadratura. La direzione degli sguardi e il vigore dei gesti indicano relazioni importanti tra i soggetti: rivelano legami e dissensi, denunciano dolore, indifferenza, paura.

Non ci chiederemo mai a proposito delle sue foto perché proprio quello scatto e non un altro. È “quello” lo scatto. L’osservazione dei suoi provini a contatto ci consente di notare come Letizia Battaglia affini progressivamente il tiro attraverso piccoli movimenti contigui, raramente cambiando del tutto il punto di vista, ma al contrario precisando via via la sua idea e dandole forza.

La sua fotografia è la sintesi perfetta di un fatto, un’istantanea che racconta il momento di una storia che è ancora in corso, che ha un passato e che si concluderà nel futuro. Molti altri hanno fotografato fatti di mafia, ma sono le sue immagini ad avere superato i confini della cronaca per entrare in quelli della testimonianza che sopravvive al tempo.

Patrizia Genovesi

 

 

L’istruzione di qualità

ISTRUZIONE DI QUALITA’

30 marzo ore 10.30 Roma, Esposizioni, Palazzo Esposizioni. Entrata laterale da via Milano 9/A.

 

 

Un’educazione moderna va concepita come un processo che enfatizza lo sviluppo di abilità critiche e creative oltre l’assimilazione di dati e fatti. Un’intelligenza flessibile e innovativa emerge quando gli studenti apprendono a tessere connessioni tra concetti vari e a impiegare la loro conoscenza in modi originali. Questo modello educativo, nutrito dalle intuizioni della psicologia e delle neuroscienze, punta a valorizzare le diverse capacità cognitive, come la risoluzione dei problemi e la capacità analitica. L’approccio didattico che abbraccia questo paradigma considera tutte le facce dell’esperienza umana, promuovendo un apprendimento che sia trasformativo e duraturo. Si allinea con l’idea di un’istruzione che equipaggi gli individui non solo con informazioni, ma anche con la capacità di interpretare e agire in un mondo complesso. Integrare la diversità culturale nell’educazione non solo amplifica la comprensione degli studenti ma li prepara anche a interagire in una realtà globale, sottolineando l’importanza della tolleranza e dell’empatia.

Benché la necessità di conciliare diverse prospettive possa sembrare un rallentamento, essa effettivamente porta a soluzioni più riflessive e durature. Riconoscere il valore evolutivo della mescolanza culturale insegna che la diversità è una leva per l’apprendimento e lo sviluppo. Un’educazione che sappia capitalizzare queste differenze forma persone empatiche e aperte, capaci di contribuire in modo positivo a una società eterogenea. L’istruzione superiore, specialmente per gli adulti, può trarre vantaggio dall’introduzione di metodologie basate su principi come l’apprendimento significativo e sociale. Questi approcci mettono in luce l’efficacia dell’apprendimento contestualizzato e interattivo, sottolineando il valore di una solida base di conoscenze precedenti e l’apprendimento tramite esempi e imitazione.

Il termine “istruzione” deriva dal latino “instructio”, che a sua volta proviene dal verbo “instruere”, che significa “costruire”, “organizzare”, “preparare”, “equipaggiare”. In un senso più ampio, l’istruzione si riferisce al processo di trasmissione di conoscenze, abilità e valori da una generazione all’altra, preparando gli individui a partecipare efficacemente alla società. “Il termine “qualità”, invece, ha origine dal latino “qualitas”, che deriva da “qualis” significando “di che tipo”. In generale, la qualità si riferisce alle caratteristiche o agli attributi di una persona, oggetto o processo che determinano la sua capacità di soddisfare esigenze espresse o implicite. La qualità può riferirsi alla superiorità o all’eccellenza di qualcosa, oppure può essere usata in senso più neutro per descrivere le caratteristiche distintive di qualcosa.

 

 

L’espressione “istruzione di qualità” si riferisce a un’educazione che non solo trasmette conoscenze ed abilità, ma lo fa in modo efficace, efficiente e in maniera che rispetti e promuova il potenziale di ogni studente. Sebbene il termine “qualità” possa essere interpretato in modi diversi a seconda del contesto, nel contesto dell’istruzione, si riferisce spesso a standard elevati di insegnamento, materiali didattici, infrastrutture, e metodologie pedagogiche che insieme contribuiscono a un apprendimento ottimale. Nonostante “istruzione di qualità” non implichi direttamente connotazioni morali, il concetto è intrinsecamente legato a valori come l’equità, l’accessibilità e il rispetto per la diversità, che possono essere considerati aspetti moralmente positivi. L’obiettivo di fornire un’istruzione di qualità è spesso guidato da principi di bene comune, inclusione e sviluppo umano, che sono connessi a valori morali e a ideali di una società migliore. Pertanto, pur non essendo un’espressione che porta in sé un giudizio morale esplicito, il concetto di “istruzione di qualità” è orientato verso il conseguimento del bene individuale e collettivo.

Patrizia Genovesi